Intelligenza artificiale e responsabilità aziendale: chi risponde in caso di errore?
L’intelligenza artificiale in azienda è ormai parte integrante dei processi decisionali e operativi: assistenti virtuali, chatbot, software di analisi predittiva, sistemi automatizzati di selezione del personale.
Queste tecnologie aumentano l’efficienza, ma pongono un interrogativo cruciale: se l’AI commette un errore, chi ne risponde?
In Italia, la normativa non prevede ancora regole dedicate alla responsabilità civile per l’intelligenza artificiale. Ciò non significa, però, che i vuoti normativi lascino le imprese senza tutela: il Codice Civile fornisce già oggi strumenti applicabili.
Nell'ambito della propria attività di consulenza legale, il nostro studio ha affrontato diversi casi di responsabilità legale per l'uso di strumenti di AI. In questa guida vediamo alcuni dei scenari più frequenti.
Ricorda che per ridurre i casi di responsabilità, è molto utile rispettare l'obbligo di alfabetizzazione digitale.
Responsabilità del datore di lavoro
Quando un dipendente utilizza un software di intelligenza artificiale per svolgere le proprie mansioni, l’azienda può essere ritenuta responsabile dei danni che ne derivano.
Secondo l’art. 2049 c.c., infatti, i datori di lavoro rispondono degli illeciti commessi dai propri dipendenti nell’esercizio delle attività affidate.
📌 Esempio: un consulente di una compagnia assicurativa usa un sistema di AI per valutare le richieste di indennizzo. L’algoritmo commette errori di calcolo e rifiuta indennizzi che in realtà spettavano agli assicurati. Le richieste di risarcimento ricadono sull’azienda, non sul singolo dipendente.
AI e responsabilità da custodia (art. 2051 c.c.)
Oltre ai dipendenti, l’azienda risponde anche in quanto custode del software di intelligenza artificiale che utilizza.
L’art. 2051 c.c. prevede che chi ha la custodia di una cosa risponde dei danni che questa provoca, salvo che dimostri il caso fortuito (cioè un evento imprevedibile e inevitabile).
👉 In altre parole: se un’azienda adotta un sistema di AI, ha il dovere di gestirlo, aggiornarlo e controllarlo. Se non lo fa e il software causa un danno, la responsabilità è dell’impresa.
📌 Esempio: un sito di e-commerce usa un algoritmo per applicare sconti e promozioni. A causa di un errore di configurazione mai corretto, il sistema applica automaticamente uno sconto del 90% su tutti i prodotti. I clienti acquistano a prezzo irrisorio e l’azienda subisce perdite economiche. In questo caso, la responsabilità è dell’impresa, che non ha vigilato sul funzionamento del software.
Responsabilità contrattuale dell'azienda (artt. 1218 e 1228 c.c.)
Le aziende che forniscono servizi basati su intelligenza artificiale rispondono anche sul piano contrattuale nei confronti dei propri clienti.
- L’art. 1218 c.c. stabilisce che il debitore che non esegue correttamente la prestazione deve risarcire il danno.
- L’art. 1228 c.c. precisa che il debitore risponde anche dei danni causati da soggetti di cui si avvale (ad esempio i fornitori di software).
👉 Questo significa che, anche se l’errore dipende da un bug del programma sviluppato da un fornitore esterno, il cliente danneggiato può comunque chiedere i danni direttamente all’azienda con cui ha firmato il contratto.
📌 Esempio: una società di consulenza fornisce a un’impresa cliente un software di AI per la gestione della contabilità. L’algoritmo genera errori di calcolo e l’impresa subisce sanzioni fiscali. Anche se il bug era del fornitore del software, la responsabilità verso il cliente resta della società di consulenza, che potrà rivalersi in un secondo momento sul fornitore.
Responsabilità del produttore e dei fornitori di sistemi di intelligenza artificiale
Infine, non va dimenticato che la responsabilità può estendersi anche al produttore del software o al fornitore della tecnologia.
Secondo la normativa sulla responsabilità da prodotto difettoso (D.P.R. 224/1988, oggi recepita nel Codice del Consumo), il produttore risponde dei danni causati da difetti originari del prodotto.
👉 Tuttavia, per il danneggiato è più semplice chiedere i danni direttamente all’azienda che utilizza l’AI, senza dover risalire al produttore. Sarà poi l’impresa, se possibile, a rivalersi contro chi ha fornito il software difettoso.
📌 Esempio: un costruttore di auto installa un sistema di guida assistita basato su AI. A causa di un difetto originario del software, l’auto non riconosce correttamente la segnaletica e causa un incidente. La responsabilità può ricadere sul produttore del software (per prodotto difettoso), ma anche sull’azienda automobilistica che lo ha adottato e commercializzato.
Responsabilità dell'azienda e Codice del Consumo
Quando un’azienda utilizza sistemi di intelligenza artificiale nei rapporti con i consumatori – ad esempio chatbot, assistenti digitali o piattaforme di e-commerce – è soggetta anche alle regole del Codice del Consumo. Se l’AI fornisce informazioni ingannevoli, applica prezzi errati o discrimina alcuni utenti, l’impresa può essere chiamata a rispondere sia civilmente che davanti all’Autorità Garante (AGCM) per pratiche commerciali scorrette. La responsabilità aziendale non viene meno per il solo fatto che l’errore derivi da un algoritmo: l’AI è considerata uno strumento dell’impresa, e i danni causati ai consumatori ricadono direttamente su di essa.
Data governance e obblighi per l'azienda
Uno dei principali rischi legati all’uso dell’intelligenza artificiale in azienda riguarda la gestione dei dati. Senza una corretta data governance, gli algoritmi possono trattare dati incompleti, inesatti o addirittura illeciti, con conseguenti responsabilità per l’impresa. Il GDPR impone alle aziende di assicurare qualità, esattezza e minimizzazione dei dati: se un sistema di AI prende decisioni basate su informazioni scorrette, il danno può essere imputato all’organizzazione. Per questo è fondamentale implementare processi interni di controllo, registri delle attività di trattamento e audit periodici che garantiscano un uso conforme e sicuro dell’AI.
Clausole contrattuali sull'uso dell'AI
Per ridurre i rischi di responsabilità aziendale, è consigliabile che le imprese introducano nei contratti specifiche clausole dedicate all’uso dell’intelligenza artificiale.
Queste clausole possono prevedere, ad esempio, l’obbligo del fornitore di garantire l’aggiornamento del software, la condivisione dei log decisionali e l’assunzione di responsabilità in caso di malfunzionamenti. In questo modo, l’azienda che adotta l’AI tutela sé stessa nei rapporti con clienti e partner commerciali, evitando che gli errori degli algoritmi ricadano integralmente su di essa. Una contrattualizzazione chiara è il primo passo per bilanciare rischi e benefici dell’intelligenza artificiale nel business.
AI e outsourcing: i rischi per le imprese
Molte aziende non sviluppano internamente l’intelligenza artificiale, ma si affidano a fornitori terzi o a piattaforme esterne. Questa scelta riduce i costi, ma aumenta i profili di responsabilità aziendale: se l’algoritmo esternalizzato commette errori, il cliente o il consumatore si rivolgerà comunque all’impresa utilizzatrice, non al fornitore. Ciò significa che l’azienda deve vigilare con attenzione sul servizio ricevuto, imponendo nei contratti obblighi di conformità legale, controlli di qualità e meccanismi di indennizzo. L’outsourcing dell’AI, se non ben regolato, può trasformarsi in un serio rischio di compliance e in un danno reputazionale per l’impresa.
Responsabilità dell'azienda per l'uso di AI e consulenza legale
L’uso dell’intelligenza artificiale in azienda offre grandi vantaggi competitivi, ma comporta anche nuove forme di responsabilità. Come abbiamo visto, il Codice Civile italiano e il Codice del Consumo già oggi attribuiscono all’impresa obblighi di custodia, di corretta esecuzione contrattuale e di tutela verso i consumatori. A questo quadro si aggiungeranno presto le regole del nuovo AI Act europeo, che introdurranno ulteriori obblighi specifici per i sistemi di intelligenza artificiale ad “alto rischio”.
Per le imprese diventa quindi essenziale non solo adottare soluzioni tecnologiche avanzate, ma anche predisporre un quadro di compliance legale che riduca al minimo i rischi di sanzioni, contenziosi e danni reputazionali.
Lo Studio Legale Grassano affianca aziende e professionisti nella gestione giuridica dell’intelligenza artificiale, offrendo:
analisi dei rischi legali connessi all’uso di AI in azienda;
revisione e redazione di contratti con fornitori di soluzioni AI;
consulenza in materia di GDPR e data governance;
formazione interna per manager e dipendenti sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale;
supporto nella predisposizione di policy aziendali in vista dell’entrata in vigore dell’AI Act.
👉 L’AI non è solo una questione tecnologica, ma anche legale: scegliere un approccio consapevole e strutturato significa trasformare un potenziale rischio in un’opportunità di crescita sicura per l’azienda.