Chat Control UE: un precedente pericoloso per crittografia e privacy digitale europea

Il dibattito sul regolamento europeo per prevenire e contrastare gli abusi sessuali sui minori online, noto come "Chat Control", ha raggiunto un punto cruciale. La recente approvazione della posizione del Consiglio da parte degli Stati membri – sebbene raggiunta con astensioni significative come quelle di Italia e Germania – segna un passo formale verso l'introduzione di una norma che, pur mossa da un obiettivo eticamente inattaccabile, solleva profonde preoccupazioni legali e tecniche sulla tenuta della crittografia e sulla tutela della privacy dei cittadini europei.

In questo articolo analizziamo le implicazioni di questa svolta per i diritti digitali e per la coerenza del quadro normativo europeo.

L'ambiguità del voto e la logica della "detection" 

L'approvazione è stata ottenuta grazie all'eliminazione dell'obbligo esplicito di scansione automatica dei contenuti delle chat, proposta che aveva spinto alcuni Paesi al rischio di un voto contrario.

Tuttavia, come evidenziato dalla riflessione in oggetto, lo stralcio dell'obbligo formale non elimina la logica normativache richiede la "detection" dei contenuti illeciti. Permane intatto il "varco concettuale" che potrebbe facilitare, in fasi successive, la reintroduzione di misure invasive, o l'adozione di fatto di strumenti come il client-side scanning (CSS) come unica soluzione tecnica efficace.

La negazione del GDPR: sorveglianza preventiva vs. minimizzazione 

Il cuore della critica giuridica risiede nella palese contraddizione tra l'impianto del Chat Control e i principi fondanti del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), in particolare il principio di minimizzazione dei dati e la privacy by design.

Il Chat Control, infatti, propone un modello basato sul sospetto preventivo e generalizzato. Anziché intervenire su un caso specifico o su un sospetto fondato, il regolamento impone, o incentiva fortemente, l'analisi indiscriminata di tutte le comunicazioni private, anche quelle protette da crittografia end-to-end.

  • Principio di Minimizzazione Violato: Analizzare l'intero flusso di comunicazione di ogni utente, indistintamente, per intercettare statisticamente un contenuto illecito, è l'esatto opposto del raccogliere solo i dati strettamente necessari. Trasforma ogni cittadino in un potenziale indagato.
  • Privacy by Design Compromessa: La scansione lato client (CSS), che analizza i contenuti direttamente sul dispositivo dell’utente prima della cifratura, richiede la creazione di una vulnerabilità strutturale (backdoor)nell'infrastruttura crittografica. Questa "porta di accesso" indebolisce la sicurezza complessiva, rendendo i dispositivi suscettibili non solo alle autorità, ma anche ad attori criminali o Stati ostili.

La norma, nella sua essenza, istituzionalizza una sorveglianza di massa preventiva, ribaltando la logica giuridica tradizionale e compromettendo l'affidabilità dell'intero ecosistema digitale europeo.

Le alternative esistenti e ignorate 

È un dato di fatto che soluzioni meno invasive esistono e sono tecnicamente mature, pienamente compatibili con il GDPR e il principio di minimizzazione.

  • Zero-Knowledge Proofs (ZKP): Tecnologie che permettono di dimostrare un attributo (es. "sono maggiorenne") senza rivelare l'informazione sottostante (la data di nascita completa).
  • EUDI Wallet e Age Assurance: Strumenti come il futuro EUDI Wallet permettono di certificare l'età in modalità pseudonima, condividendo solo l'attributo richiesto ("over 18"), non l'identità completa.

Il problema non è tecnico, ma economico-politico. Tali soluzioni, basate sul concetto di certificare l'attributo e non la persona, non generano la massiccia raccolta di dati che alimenta il modello di business delle Big Tech. In assenza di alternative diffuse che non generino valore commerciale, la soluzione più invasiva si impone come la più "comoda" e conveniente per le piattaforme.

Il rischio geopolitico e il vantaggio delle Big Tech USA 

L'introduzione di requisiti di "detection" così onerosi non fa che consolidare il vantaggio competitivo delle grandi piattaforme extra-europee (Meta, Google, Apple), che già detengono il controllo delle comunicazioni digitali private e le infrastrutture necessarie per implementare tali sistemi di monitoraggio.

Questo scenario comporta tre rischi strategici:

  1. Monopolio della Sorveglianza: Solo i grandi fornitori statunitensi avrebbero la capacità operativa di offrire sistemi conformi, escludendo o rendendo dipendenti i provider europei.
  2. Espansione del Capitalism o della Sorveglianza: Le nuove esigenze normative genererebbero nuovi flussi di dati e nuovi mercati per servizi di "sicurezza" e machine learning, rafforzando il modello del surveillance capitalism.
  3. Indebolimento della Sovranità Digitale UE: L'Europa si troverebbe ancora più dipendente da attori esterni per l'attuazione di normative cruciali, legando la sicurezza e la privacy dei suoi cittadini a decisioni prese al di fuori del perimetro UE.

L'indebolimento della crittografia end-to-end rappresenta, inoltre, un rischio geopolitico esplicito, come confermato dalle analisi dell'EUCI: una vulnerabilità aperta non può essere garantita come limitata agli scopi dichiarati, esponendo l'intera popolazione a minacce governative e criminali.

Conclusioni

Il nobile obiettivo di proteggere i minori non può e non deve essere raggiunto a costo di smantellare i pilastri della democrazia digitale europea: la privacy e la crittografia.

Il Chat Control, nella sua attuale formulazione, rischia di essere il cavallo di Troia per una sorveglianza di massa permanente, legittimata da una retorica etica, che vanifica anni di sforzi legislativi volti alla tutela dei diritti fondamentali digitali. L'Unione Europea è chiamata a una scelta politica coerente: proteggere i minori con strumenti che tutelino anchela libertà e la privacy dei cittadini, senza arricchire ulteriormente le piattaforme del surveillance capitalism.

Per un'analisi approfondita sulle implicazioni legali del Chat Control e sulla protezione dei dati, il team di professionisti dello Studio Legale Grassano è a vostra disposizione.

IMG 4906 Avv. Selene Galeazzi

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